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CATVLLO RITORNA NELLA SUA AMATA SIRMIONE

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CATVLLO RITORNA NELLA SUA AMATA SIRMIONE
29 aprile 2016

«Gioiello delle penisole e delle isole, Sirmione, fra tutte quelle che Nettuno accoglie nei chiari laghi e nei vasti mari, con quanta gioia e felicità ti rivedo!» (Catullo, Carme 31)
Con questi versi vibranti di commozione il poeta Catullo esprimeva la propria allegria per il ritorno alla sua villa di Sirmione, sul lago di Garda (che i romani chiamavano Benacus), dopo aver affrontato un lungo e pericoloso viaggio dalle remote terre della Bitinia, in Asia Minore.
Anche dopo duemila anni, sembrano parole perfette per celebrare l’atteso ritorno al Museo Archeologico di Sirmione dello stupendo frammento di affresco che raffigura un poeta, interpretato dagli studiosi proprio come il famoso Catullo.
Il dipinto è stato esposto nella mostra «Roma e le genti del Po», tenutasi a Brescia presso il Museo di Santa Giulia, che ha riscosso un grande successo di pubblico e critica.
Ma ora è tempo che Catullo faccia finalmente ritorno alla sua meravigliosa Sirmione, la terra che ha scelto di rendere immortale con alcuni tra i suoi versi più struggenti. E il Museo è felice di accogliere il suo amato poeta…
SIRMIONE
– 29 aprile 2016 –
Ma chi era Catullo? E perché è così importante per Sirmione?
Gaio Valerio Catullo nacque intorno all’84 a.C. a Verona, da un’agiata famiglia provinciale che faceva parte della potente gens Valeria. Ancora giovane si trasferì a Roma, ma alla politica preferì la poesia, frequentando circoli esclusivi di intellettuali e letterati, spesso al centro di aspre polemiche a causa del loro stile di vita sregolato.
I temi della passione amorosa, del sesso, della vita quotidiana sono al centro della poesia di Catullo come anche dei cosiddetti poetae novi, i poeti della sua cerchia, «nuovi» proprio per gli argomenti affrontati. Nei suoi versi viene spesso celebrata la relazione amorosa con la sua amante, nominata sempre con lo pseudonimo Lesbia (in realtà era Clodia, sorella di un tribuno), donna colta, raffinata, intelligente e… incostante!
E sofferto, altalenante, struggente è certamente il rapporto tra Catullo e Lesbia, come appare nei famosi versi del Carme 85: «Io odio e amo. Ma come, dirai. Non lo so, sento che avviene, e che è la mia tortura!»
Alla vita caotica e complicata dell’Urbe, Catullo poteva alternare la tranquillità delle sue ville d’ozio, come appunto quella di Sirmione, che scelse di ricordare nelle sue poesie.
Qui, passeggiando tra i curati giardini rigogliosi, leggendo e scrivendo, il poeta trascorreva momenti di desiderata pace ammirando le scintillanti acque del lago, le azzurre montagne che si stagliavano all’orizzonte, e forse dimenticava per brevi periodi gli affanni che agitavano il suo cuore.
Proprio questo stretto rapporto tra Catullo e Sirmione spiega perché, fin dal Quattrocento, le rovine (all’epoca dette “grotte”) della maestosa villa posta all’estremità della penisola siano state attribuite al poeta.
Pompei, Casa della Biblioteca.
Affresco con ritratto del poeta Catullo.
La tecnica dell’affresco prevede l’applicazione del colore sull’intonaco ancora umido. In tal modo, asciugandosi, l’intonaco ingloba al suo interno il pigmento, proteggendolo dall’umidità e dagli agenti atmosferici. Per questo i colori risultano ancora oggi, dopo duemila anni, vivi e brillanti!
Purtroppo non sappiamo con esattezza dove fosse collocata questa raffigurazione. La scelta di rappresentare un poeta, forse proprio Catullo, costituì per i proprietari della sontuosa villa di Sirmione un modo per celebrare il ricordo di un famoso antenato.
Il poeta è rappresentato con la toga exigua, ornata con una striscia di stoffa purpurea, segno dell’appartenenza all’ordine dei cavalieri.
L’uomo raffigurato nell’affresco è certamente un letterato, probabilmente proprio un poeta: tiene tra le mani un rotolo di papiro, materiale vegetale molto usato nell’antichità come supporto per la scrittura. Circa 1800 volumi di questo tipo sono stati ritrovati nella «Villa dei Papiri» di Ercolano, che da essi ha preso il nome.
Il grande edificio che vediamo oggi, però, fu costruito tra la fine del I secolo a.C. e i primi decenni del seguente, quando ormai Catullo era morto (nel 54 a.C.): non può dunque essere questa la villa in cui soggiornò il poeta. Gli archeologi hanno tuttavia messo in luce, al disotto del livello su cui sorge la villa di età augustea, alcuni muri pertinenti a un edificio più antico e più piccolo, che potrebbe risalire all’età in cui visse Catullo.
Per questo motivo la scoperta dell’affresco con il poeta è molto importante: la sua presenza, anche se posteriore alla morte di Catullo, avvalora l’ipotesi che i proprietari della grande villa che ancora oggi domina con le sue rovine il lago di Garda, forse esponenti della gens dei Valerii, avessero voluto celebrare con un dipinto un celebre antenato.
La somiglianza con un affresco messo in luce nella «Casa della Biblioteca» a Pompei, interpretato da sempre come un “ritratto” di Catullo, sembrano dare ulteriore credito a questa ipotesi.
Ora, finalmente, possiamo festeggiare il ritorno di Catullo alla sua amata Sirmione, e naturalmente vogliamo farlo con tutti voi, a cui dedichiamo questa giornata!

Sembra di poter udire ancora risuonare i versi del poeta:
«Salve, o bella Sirmione, gioisci del tuo signore
e gioite voi, Lidie onde del lago: risuonate grida di risa nella mia casa!» (Carme 31)
(L. Lamanna

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