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Museo della Lomellina
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Le sale del Museo Archeologico Nazionale della Lomellina ospitano sezioni relative a diverse epoche, dall’Età celtica a quella altomedievale.

La prima sala, la cosiddetta “terza scuderia” è dedicata alle necropoli tardoceltiche e romane. La seconda e la terza sono riservate, rispettivamente, all’Età tardoantica ed altomedievale e al territorio di Vigevano dalla Preistoria all’Età romana.

L’ultima sala è riservata alle esposizioni a rotazione, mentre il salone adiacente alla scuderia, destinato in futuro a ospitare la sezione preistorica e protostorica, è attualmente utilizzato per mostre temporanee, conferenze o altre attività divulgative.

Sala I
Nella cosiddetta terza scuderia sono collocati i reperti provenienti dalle numerose necropoli rinvenute nel territorio, databili tra la seconda metà del II secolo a.C. e la fine del I secolo d.C. Si tratta del momento di massima fioritura della zona, a giudicare dalla quantità e qualità dei ritrovamenti.

Il rito funerario predominante è quello della cremazione. Nei corredi si nota la presenza ricorrente di alcuni manufatti che spesso si caricano di simbologie ultraterrene, perché destinati ad accompagnare il defunto nell’ Aldilà.

La fase tardo celtica è rappresentata dalla tomba di guerriero di Valeggio, caratterizzata dalla presenza di armi, dalla tomba doppia di Velezzo, e da un ricco corredo femminile di Dorno, che spicca per l’abbondanza del materiale ceramico (tra cui il caratteristico vaso a trottola) e per gli ornamenti in bronzo e ferro.

Tomba guerriero di Valeggio

La romanizzazione è illustrata da un contesto maschile di Tromello e da uno femminile di Dorno, in cui appaiono i primi oggetti in vetro e il vasellame a vernice nera.

La piena età romana è esemplificata da corredi di varia composizione da Dorno, Zinasco, Vigevano e Gropello Cairoli, esposti in ordine cronologico.

Numerosissimi sono i ritrovamenti di necropoli o gruppi di tombe attribuibili a questo periodo storico, che documentano attraverso il materiale la progressiva assimilazione della cultura dominante con l’adozione dello stile di vita e delle mode del tempo.

Nei corredi tombali vengono introdotti il vasellame d’importazione, dalla fattura più raffinata di quello di produzione locale, e alcuni oggetti tipici, come specchi, portaprofumi, lucerne, statuette fittili, che diverranno presenze costanti.

corredo funebre recip in vetro lucerne

Compaiono i recipienti in vetro che avranno una grandissima diffusione tanto da far ipotizzare una produzione locale. Gli oggetti che compongono il corredo sono in genere quelli utilizzati nella vita quotidiana, nei vari momenti della giornata, dalla mensa alla cura del corpo, dalle attività lavorative agli aspetti della religiosità.

Le ultime vetrine della sala sono dedicate ai vetri e alla coroplastica, che conferiscono peculiarità ai corredi lomellini, con una selezione tipologica.

Nella sala è anche esposto un frammento di stele funeraria, con iscrizione, proveniente da Breme, raro esempio nella zona di segnacolo tombale in pietra.

Sala II
Le testimonianze relative all’epoca tardoantica e altomedievale in Lomellina sono assai meno numerose di quelle delle epoche precedenti, ma non meno significative.

Nella prima vetrina sono raccolti oggetti provenienti da ritrovamenti sporadici, in occasioni e tempi diversi, in Lomellina e a Pavia, nel Ticino, che possono illustrare la lavorazione dei metalli e l’oreficeria in questa fase di transizione. Sono soprattutto monili e complementi d’abbigliamento, femminili e maschili, questi ultimi collegati al mondo militare, che si rifanno sia alla tradizione romana sia a quella gota e longobarda.

Nella seconda vetrina sono esposti materiali recuperati negli scavi archeologici presso le fortificazioni dell’antica Laumellum (Lomello), importate nodo viario lungo la strada per le Gallie in età romana e centro di potere in epoca gota e longobarda.

I materiali selezionati, riferibili sia al mondo militare (la guarnigione del presidio), sia alla vita dei civili, sono caratteristici del momento di passaggio tra tarda antichità e medioevo.

Si segnalano, in particolare, un prezioso e raro calice in vetro e una moneta d’oro (solido) di Giustiniano.

Moneta d'oro giustiniano

Le altre tre vetrine contengono oggetti provenienti da sepolture longobarde rinvenute, in tempi diversi, a Cava Manara (località Torre dei Torti), Garlasco e San Martino Siccomario, databili entro la prima metà del VII secolo.

La presenza delle armi (spada, scramasax, coltello, guarnizioni di cinture reggiarmi in bronzo o ferro) caratterizza i corredi maschili di Cava Manara e Garlasco, pertinenti a guerrieri anche se forse non con un ruolo sociale di grande rilievo.

Il materiale di San Martino Siccomario, riferibile a tombe diverse maschili e femminili, è frutto di recuperi sporadici. Si tratta di oggetti di uso quotidiano (coltellini, puntale), elementi d’abbigliamento (fibbie per calzature o cinture) ornamenti personali femminili (armilla, decorazioni per borse).

Notevole in tutti i contesti la presenza di vasellame ceramico piuttosto particolare: brocche e boccali con decorazione a stecca e stralucido, a impressioni con stampi. Tale ceramica, derivata dalla tradizione longobarda sviluppatasi in Pannonia e portata in Italia, veniva probabilmente usata nel corso di banchetti cerimoniali ed era simbolo di appartenenza ad uno specifico gruppo socioculturale.

Vasella ceramico

Sala III
Mentre il centro urbano di Vigevano è di origini medievali, le campagne circostanti abbondano di ritrovamenti dall’Età preistorica a quella tardoantica. Purtroppo si tratta prevalentemente di materiale privo di contesto, raccolto in passato, spesso di provenienza imprecisata, il che non ci permette un’accurata ricostruzione storica.

utensili eta' preistorica

Nella prima vetrina trova posto l’industria litica (grattatoi, microbulini, lame e nuclei) di epoca mesolitica (IX-VI millennio a.C.) e neolitica (V-metà IV millennio a.C.), rinvenuta tra Vigevano e Gravellona, nonché un’esemplificazione dell’evoluzione delle armi dai pugnali e asce in selce e pietra verde dell’Eneolitico (metà IV-fine III millennio a.C.) ai pugnali e spada in bronzo dell’età del bronzo (XIV-XIII secolo a.C.), da Vigevano e Gambolò.

La seconda vetrina ospita i corredi di una piccola necropoli di Gravellona, databili tra Bronzo Recente e Finale (XIV-X secolo a.C.), con cinerari fittili e oggetti d’ornamento in bronzo. La terza e quarta vetrina accolgono alcuni oggetti tipici rispettivamente dell’età tardo Le Tène e Romana: armi, oggetti d’uso quotidiano in ferro, vasellame in ceramica di uso domestico o di significato rituale insieme ad altri manufatti di frequente utilizzo come le lucerne.

Tesoretto di antoniani loc Morsella

Conclude l’esposizione il tesoretto di antoniniani rinvenuto in loc. Morsella (tra Gambolò e Vigevano), nel 1978: si tratta di circa 1400 monete di fine III secolo d.C., originariamente contenute in un’olla fittile, ancora in buono stato di conservazione, evidentemente interrate poco dopo il conio.

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