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SALVARE LA MEMORIA (La Bellezza, l’Arte, la Storia) Storie di distruzioni e rinascita

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Salvare la Memoria (La Bellezza, l’Arte, la Storia)
Storie di distruzioni e rinascita
Mantova, Museo Archeologico Nazionale
24 marzo – 5 giugno 2016

Ulteriori informazioni ed immagini: www.studioesseci.net

Mostra a cura
di: Elena Maria Menotti, Stefano L’Occaso e Sandrina Bandera

Comunicato Stampa

Chiude il 5 giugno la mostra mantovana della stagione.
Occasione per una esperienza diretta dei fatti di Palmira e non solo.
E per scoprire il nuovo Museo Nazionale Archeologico
che accoglie gli Amanti di Valdaro

Mantova. “Salvare la memoria” è una mostra che tutti dovrebbero vedere e in moltissimi lo hanno già fatto. A Mantova, nella sede del nuovo Museo Nazionale Archeologico, lo si potrà fare solo ancora per 15 giorni, visto che la chiusura fissata per il 5 giugno non potrà essere – come auspicato da più parti – procrastinata.
Ancora solo due settimane per non privarsi della possibilità di immergersi – e il termine è del tutto corretto – in vicende di cronaca che sono diventate Storia. Cronaca e Storia riferite al patrimonio storico artistico, allorché esso, in qualsiasi parte del mondo, viene drammaticamente colpito. Sia per cause naturali, terremoti, alluvioni, smottamenti, sia a motivo di folli scelte umane, come accade per guerre o, peggio, per distruzioni motivate da interessi economici.
E’ una mostra di denuncia ma anche di speranza, perché testimonia come, ovunque nel mondo e in casa nostra, donne e uomini si impegnino, nel silenzio, a ricomporre ciò che i loro simili o la natura hanno violato. Per garantire futuro al passato e per conservare radici all’umanità.
Non è un caso se questa importantissima mostra sia stata dedicata all’uomo che ha perso la vita per salvare Palmira dalla furia dell’Isis. E proprio dalla città Patrimonio dell’Umanità, oltre che spettacolari immagini come quelle del documentario di Federico Fazzuoli ed Elisa Greco “Palmira: la meraviglia del deserto”, giunge uno dei gioielli di questa mostra, il potente volto di un antico sacerdote: una scultura del II-III secolo appartenuta alla collezione Zeri, ora nei Musei Vaticani, proveniente proprio dal sito siriano.
Elena Maria Menotti e Sandrina Bandera hanno concentrato in questo imperdibile percorso espositivo, immagini, storie, reperti, testimonianze di eventi di casa nostra e del mondo. Per documentare, certo. Ma anche per condurre il visitatore “dentro” le vicende descritte. A questo provvedono le due “stanze dei suoni”, una dedicata alla guerra e l’altra al terremoto, che trasmettono l’eco delle sensazioni di chi ha vissuto le angosce dei bombardamenti aerei notturni e di chi ha subìto il trauma di un sisma.
Emozionano in mostra i filmati realizzati dal regista Cristiano Barbarossa, che raccontano i fatti e i personaggi che hanno interessato il salvataggio della memoria sia in caso di conflitti sia in caso di calamità naturali, permettendoci di rivivere momenti terribili come il crollo delle volte della basilica di San Francesco ad Assisi e il terremoto dell’Aquila, o quelli immediatamente precedenti allo scoppio della guerra in Iraq nel 2003.
Ad approfondire i temi illustrati dalla mostra sono le visite guidate e le Conferenze del giovedì (dal 7 aprile al 26 maggio) curate da Elena Maria Menotti, momenti d’incontro e con esperti di rilevanza nazionale e internazionale. Proprio per non privare nessuno di questa opportunità di approfondimento, le Conferenze del Giovedì sono ad ingresso gratuito, a cura della Società per il Palazzo Ducale di Mantova in collaborazione con il Polo Museale della Lombardia e grazie al contributo del Comune di Mantova.
Ma Salvare la memoria è anche l’occasione, da lungo tempo attesa, di ammirare un luogo che si aggiunge alle molte attrattive di Mantova. Sono gli spazi destinati a completare il Museo Archeologico Nazionale. I reperti, già esposti nell’ampia e luminosa sala del piano terra, offrono al visitatore un viaggio tra la Mantua romana, gli insediamenti del territorio precedenti alla sua fondazione, dal Neolitico ai Celti, conducendo a ritroso sino alle testimonianze della antica origine etrusca della città.
La sala che accoglie la mostra esalta l’eccellenza architettonica dell’intero edificio con le sue ampie vetrate affacciate sulla mole del Castello di San Giorgio, reggia dei Gonzaga. Il Museo è infatti ospitato dentro Palazzo Ducale e si affaccia su Piazza Castello verso la Basilica Palatina di Santa Barbara.
La storia dell’edificio ripercorre due secoli di grandezza gonzaghesca, avendo ospitato dal 1549 il Teatro di Corte (commissionato dal cardinale Ercole Gonzaga all’architetto mantovano Giovan Battista Bertani) che ha subìto almeno tre distruzioni, e successive ricostruzioni, avvenute tra il ‘500 ed il ‘600. A fine Ottocento, viene destinato a Mercato dei Bozzoli dall’amministrazione comunale, considerata la necessità di trovare una adeguata sistemazione al commercio del baco da seta (allora ampiamente allevato nelle campagne mantovane); successivamente fu sede del Mercato Ortofrutticolo di Mantova.
In tempi più recenti, il Comune di Mantova, recependo la necessità di istituire uno spazio museale che ospitasse l’ingente patrimonio archeologico di cui è ricco il suo territorio, ha donato l’edificio allo Stato affinché avviasse una importante ristrutturazione per la trasformazione degli spazi nell’attuale Museo Archeologico Nazionale, aperto al pubblico dal 1998.
Il progetto di recupero architettonico del complesso, conclusosi nel 2010 e che oggi si può ammirare, ha realizzato pienamente l’obiettivo di conservare le caratteristiche di continuità architettonica e di contesto di un notevole esempio di architettura paleoindustriale di fine Ottocento, mantenendo l’aspetto esterno originario e la struttura interna a capriate sorretto da pilastri disposti su due file mentre, all’interno, sono stati ricavati tre solai per utilizzare in maniera ottimale gli spazi interni, lasciandoli ampi e luminosi.
Oltre all’esposizione di collezioni di reperti che spaziano dal neolitico e dall’età del bronzo all’epoca etrusca, celtica, romana, medievale e rinascimentale, dal 2014 si possono ammirare all’interno di una teca in cristallo gli “Amanti di Valdaro”, scheletri del neolitico di un uomo e una donna così chiamati perché rinvenuti abbracciati, ritrovati nel 2007 presso Valdaro, località vicina a Mantova.

Mantova, 16 maggio 2016

SALVARE LA MEMORIA - Mantova

SALVARE LA MEMORIA – Mantova

Salvare la Memoria (La Bellezza, l’Arte, la Storia) Storie di distruzioni e rinascita

Mantova, Museo Archeologico Nazionale
24 marzo – 5 giugno 2016

Mostra a cura di: Elena Maria Menotti, Stefano L’Occaso e Sandrina Bandera.

Comunicato Stampa

E’ una mostra idealmente dedicata al Direttore del sito archeologico di Palmira Khaled Asaad, quella che si potrà ammirare al Museo Nazionale Archeologico di Mantova dal 24 marzo al 5 giugno, con il titolo “Salvare la Memoria”.
Ma anche al non meno prezioso, e spesso anonimo, esercito di “Monuments Men” che ovunque nel mondo si vota al recupero di un patrimonio di arte che è storia di tutti. Un patrimonio violentato da guerre, come quella in Siria appunto, ma anche da terremoti, alluvioni e da tutti quegli eventi che, ferocemente e improvvisamente, si sovrappongono al fisiologico effetto del tempo su ciò che è testimonianza del nostro passato.
Una grande storia raccontata, nei tre piani dell’Archeologico di Mantova, da immagini originali, documenti, filmati, reperti (simbolicamente preziosi quelli provenienti da Palmira), testimonianze dirette. Un laboratorio, aperto al pubblico, mostrerà dei restauratori all’opera su testimonianze di una villa distrutta dal terremoto del 2012 nel mantovano. Protagonisti di vicende di salvaguardia e difesa del patrimonio artistico mondiale incontreranno il pubblico nel corso di incontri calendarizzati nel periodo della mostra.
Il progetto “Salvare la Memoria” è un’iniziativa del Polo Museale della Lombardia, a cui si affiancano il Comune di Mantova, l’ISCR, l’ICCROM, l’Università degli Studi di Milano, l’Università IULM, la Monuments Men Foundation, il Palazzo Ducale di Mantova, la Diocesi di Mantova, il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, il Segretariato Regionale per la Lombardia, Le Soprintendenze Belle Arti e Paesaggio di Brescia e di Milano, tra gli altri.
Ad affiancare Elena Maria Menotti e Sandrina Bandera, che ne sono curatrici, è un ampio e qualificatissimo Comitato Scientifico.

A contrapporsi alla violenza della distruzione c’è la forza della restituzione. Come racconta questa affascinante mostra e come ricorda, non a caso, il suo sottotitolo. Non a caso ad accoglierla è Mantova, città devastata dal terremoto del 2012. Quell’evento causò, tra l’altro, il crollo del cupolino della Basilica di Santa Barbara e produsse seri danni ad uno dei luoghi simbolo della città, la Camera degli Sposi in Palazzo Ducale, rendendolo a lungo non visitabile.
E con quello di Mantova, altri terremoti, dal Friuli ad Assisi, a Bam, L’Aquila, sino al Nepal. Come dimenticare poi l’alluvione del 1966 a Firenze e l’esercito degli “Angeli del fango”? O, su altro fronte, l’attentato all’Accademia dei Georgofili?

Le distruzioni scientemente provocate dagli uomini non si sono rivelate meno catastrofiche di quelle naturali. Distruzioni ereditate da guerre del passato recuperate molto tempo dopo, come è accaduto per Vilnius dove le distruzioni perpetrate dalle truppe di Pietro il Grande, sono state sanate solo dopo il 1989.
Rievocando la Prima Guerra Mondiale, l’attenzione è proposta su Mantova, Milano, il Veneto. Ancora Mantova, nella Seconda Guerra Mondiale, insieme a Milano – con focus sulla sala delle Cariatidi a Palazzo Reale, e su Cenacolo, Brera e Poldi Pezzoli -, Montecassino, le figure e l’azione di Pasquale Rotondi e di Modigliani e Pacchioni per la messa in sicurezza delle grandi opere d’arte italiane. Ma anche le vicende dell’obelisco di Axum, con le immagini della traslazione a Roma dall’Etiopia e della sua restituzione.
A questa sezione della grande mostra ha collaborato, tra gli altri, la Monuments Men Foundation di Dallas.
Tra i troppi conflitti recenti, la mostra propone quelli in Kosovo e in Afghanistan, evidenziando gli interventi di restauro dell’ISCR e la ricostruzione del ponte di Mostar.
Le cronache quotidiane documentano le distruzioni in Iraq e Siria. Le immagini delle distruzioni di Palmira hanno colpito l’opinione pubblica mondiale. Da ricordare che in quell’area archeologica era attivo il progetto “Pal.M.A.I.S.” dell’Università degli Studi di Milano, così come ed Ebla l’Italia era presente con una propria missione archeologica. Per scelta delle curatrici, in questa sezione le immagini saranno esclusivamente “positive”: proporranno le attività di ricerca archeologica svolta. Nessuna immagine di distruzione, ma un puro segnale grafico a simboleggiare la temporanea, forzata interruzione di un percorso di ricerca, recupero e valorizzazione.
La grandezza di Palmira sarà testimoniata da reperti originali concessi dai Musei Vaticani. Su gentile concessione degli autori Federico Fazzuoli e Elisa Greco, durante la mostra verrà proiettato il video “Palmyra: la meraviglia del deserto”, una co-produzione RAI Cultura-Vercom. La mostra, inoltre, suggerirà di approfondire la grande storia della Mezzaluna Fertile visitando la Collezione Mesopotamica custodita in Palazzo Te.
L’attenzione del visitatore viene attratta anche su altri fenomeni presenti durante i conflitti, quali gli scavi clandestini, evidenziando i casi di Apamea e Lagash, con l’utilizzo di foto satellitari.

Mentre scorrono le immagini della “Giornata Unesco di lutto per la distruzione dei beni culturali”, la mostra porta l’attenzione sul farsi strada di una nuova consapevolezza. Citando come esempio la salvaguardia dei monumenti anche nel caso di grandi opere di ingegneria: emblematico è stato l’innalzamento dei templi di Abu Simbel per consentire l’invaso della diga di Assuan.
Questa è una mostra che vuole ostinarsi a guardare avanti, a valorizzare il bello dell’uomo: ed ecco l’attenzione sui “blue shields”, il Comitato Internazionale dello Scudo Blu (ICBS) fondato nel 1996, “per lavorare per proteggere il patrimonio culturale mondiale minacciato da guerre e disastri naturali”. E sull’attività davvero fondamentale del Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale, soprattutto in Iraq, i nostri “Caschi blu della cultura”.

Una mostra per non smarrire la memoria e condividere con i nostri cari, con le famiglie, con gli amici, con i compagni di classe significative e potenti immagini da non dimenticare e un patrimonio di cui essere fieri.

UFFICIO STAMPA – Polo museale regionale MiBACT della Lombardia
Manuela Rossi | manuela.rossi@beniculturali.it | Tel. 02 80294250

UFFICIO STAMPA – Studio ESSECI
Sergio Campagnolo | info@studioesseci.net | Tel. 049 663499 | www.studioesseci.net

Ulteriori informazioni ed immagini: www.studioesseci.net

Ulteriori informazioni per le date delle conferenze del giovedì

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Comunicato le Conferenze del giovedì

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